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Mental accounting: trappola o alleato per i nostri risparmi?

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Quando sentiamo parlare di mental accounting, letteralmente contabilità mentale, ci si sta riferendo a quella teoria, ideata dal premio nobel per l’economia Richard Thaler, per la quale la nostra mente ragiona come quasi avesse dei cassetti di budget prefissati e prestabili per gestire i nostri guadagni e le potenziali spese.

 

Il mental accounting

La contabilità mentale, per semplificarne il concetto, è quel sistema che analizza le tendenze delle persone nel separare “mentalmente” in differenti voci di conti di spesa e di risparmio – in base ai propri soggettivi criteri – i propri incassi e guadagni.

Volendo seguire un po’ la teoria di Eker dei 6 barattoli, possiamo immaginare che nella nostra testa ci sia un ufficio contabilità che è solito dividere il nostro stipendio all’interno di barattoli differenti:
Il primo per le necessità
Il secondo per la formazione
Il terzo per le spese di lungo periodo
Il quarto per gli investimenti
Il quinto per il gioco
Il sesto per la beneficenza

Il mental accounting, in pratica, non è altro che la teoria che descrive come le persone tendano ad organizzare le proprie finanze spesso solo per criteri soggettivamente personali e casuali. Ci troviamo, dunque, difronte ad un bias cognitivo, in quanto tale studio – quello dei conti mentali – esclude che le persone effettuino delle scelte razionali quando si tratta di gestire le proprie economie.

 

La trappola del mental accounting

Nell’economia personale, e ancor di più in quella familiare, è di vitale importanza essere in grado di gestire spese e risparmi in modo intelligente d oculato.

La teoria della contabilità mentale, che spinge a simulare un vero e proprio ufficio contabile all’interno della propria mente, potrebbe sembrare un ottimo supporto in questo management ma bisogna stare molto attenti a come e quando applicarla per non restarne invece intrappolati.

Nel caso, difatti, degli investimenti, ragionare secondo i cassetti mentali potrebbe rivelarsi più contro producente che altro, perché la nostra mente spesso lavora per preconcetti e pregiudizi.
Pensiamo ad esempio al momento in cui potremmo investire. Molte volte ci orientiamo in investimenti a noi geograficamente vicini solo per una questione di maggiore tranquillità psicologica, quando potremmo invece seguire investimenti in zone più distanti che sarebbero però più redditizi.

Altre volte acquistiamo qualcosa soltanto perché il prezzo pare essere palesemente scontato ed interessante, anche se quel bene per noi non risulta in effetti avere alcuna utilità.
Altre ancora tendiamo a dare più valore a ciò che già possediamo, rispetto a quello che potremmo ottenere.

Per non parlare, poi, dell’avversione alle perdite. Quando si tratta di investire, infatti, le persone sono molto più sensibili alla possibilità di rimetterci dei soldi che alla potenzialità di guadagnarne di più. O ancora è più forte la paura della perdita che si riscontra nel breve periodo rispetto al possibile guadagno che si otterrebbe nel lungo termine.

 

La provenienza del danaro

Un ulteriore parametro che la contabilità mentale ci spinge a non dimenticare è il fatto che, nell’uso comune, il peso che diamo ai nostri soldi dipende anche dalla loro provenienza. Se pensiamo, ad esempio ad una data cifra (1000 euro) dovremmo essere indotti a ritenere che i 1000 euro rimangono sempre tali indifferentemente dal modo in cui ce li siamo procurati.
Nella realtà, invece, non è così in quanto la provenienza del denaro – e in secondo luogo lo scopo finale – determinano parecchio le nostre scelte. Se riceviamo, per esempio, una certa quantità di danaro in regalo come un bonus oppure vinciamo un dato importo monetario, saremmo molto più portati a spenderli con facilità rispetto a quanto lo potremmo essere se quella stessa cifra fosse solo frutto del nostro lavoro.

 

Riuscire a gestire i risparmi col mental accounting

I cassetti mentali, sia chiaro, non sono sempre un limite per i propri investimenti.

Ci sono di fatto anche delle situazioni in cui questo tipo di sistema può essere un valido alleato per gestire i propri risparmi, in modo consapevole e calibrandolo sulla base delle reali esigenze del proprio nucleo familiare o della propria persona.
Definendo le categorie di spesa ed assegnando ad ognuna un ben definito budget oltre il quale non è possibile sforare, può servire per dare priorità alle spese effettivamente importanti e a contenere eventuali inutili sprechi.
Questo sistema può, inoltre, rivelarsi molto utile qualora un individuo abbia intenzione di realizzare progetti per il futuro, come l’acquisto di una casa o un viaggio piuttosto costoso. Ci si pone obiettivi concreti e pertanto si indirizzano le proprie finanze in modo oculato.

Obiettivi chiari e ben definiti possono anche far sì che un eventuale portafoglio di investimenti non venga creato solo sulla base di bias irrazionali, ma che venga ragionato sulle proprie possibilità e necessità, in virtù anche del potenziale rendimento.

 

Come superare i pregiudizi ed ottenere interessanti risultati

Stando a quanto sopra descritto, risulta essere fondamentale la conoscenza dei processi mentali e delle tecniche per imparare a riconoscere i bias cognitivi e a superarli. Nel campo degli investimenti bisognerebbe dunque puntare al risultato congiunto che deriva dagli investimenti, diversificando il proprio portafoglio e cercando di contenerne i rischi.

 

Walter Moladori

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