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Dopo di noi, la legge per tutelare la disabilità

La legge è la 112 del 25 giugno del 2016, riguarda l’aiuto ai disabili che non possono godere di un’assistenza familiare, ed è da tutti conosciuta come la “dopo di noi”.

È un testo importante perché per la prima volta vengono riconosciute delle tutele ben precise per i portatori di disabilità che hanno perso i genitori.

Questi ultimi sono un punto di riferimento primario nella vita di tutti ma ancora di più per chi soffre di minorazioni fisiche.

Una legge che tuteli il portatore di handicap dopo la perdita dei familiari era quanto mai necessaria e doverosa.

Con questo provvedimento legislativo l’Italia si riposiziona in maniera coerente nello schema politico europeo su questa delicata tematica.

L’obbiettivo del legislatore, nello scrivere il testo della 112/2016, è cercare di aiutare la persona affetta da grave disabilità ad avere un aiuto concreto che lo renda autonomo, gli offra un benessere sociale adeguato e sia incluso in maniera totale all’interno della società.

 

Un pò di storia

In Italia la prima legge che ha interessato il mondo delle persone affette da limitazione fisiche risale al 1992 con la famosa 104. Per la prima volta si dava evidenza del fatto che esistevano persone penalizzate a causa di minorazioni fisiche o psicologiche.

Queste avevano necessità di un’assistenza continuativa e generalizzata, di conseguenza molto costosa.

Con la legge 162/1998 si compiva un ulteriore passo avanti in quanto Comuni e Regioni e in generali gli Enti Locali sono stati chiamati a redigere e predisporre dei piani assistenziali per i disabili. È solo con la legge 112/2016 che si arriva a dare un sostegno concreto a quei disabili che non hanno più un’assistenza famigliare adeguata.

Dopo di Noi

E’ stata pensata e voluta dal governo Renzi e poi avallata anche dall’attuale esecutivo per dare una risposta ad un problema molto sentito da quella categoria di persone che, soggette ad una disabilità, non possono godere di un’assistenza familiare adeguata alle loro necessità. Parliamo quindi di gravi disabilità che comportano onerose spese assistenziali. Lo Stato interviene quindi con una serie di iniziative di carattere economico per aiutare a far quadrare i bilanci familiari.

La legge chiamata “dopo di noi” inizialmente prevedeva un aiuto sotto forma di deducibilità fiscale.

Dal 1 gennaio di quest’anno, all’interno del cosiddetto: “pacchetto famiglia”, sono state inserite delle norme che allargano l’orizzonte del “dopo di noi”, concedendo anche riduzioni ed esenzioni come, ad esempio, quelle in tema di successione, agevolazioni per i negozi giuridici.
E’ l’articolo 4 della legge che però fa segnare il punto vincente per l’aiuto ai disabili perché con questo che viene istituito il fondo per l’assistenza ed il sostegno ai disabili che non hanno più famiglia.
Il fondo, prevede la legge, viene istituito con il sostegno delle Regioni, con la partecipazione degli Enti Locali e con il sostegno delle associazioni no profit che operano nel terzo settore. Quanto vale il fondo?

Nel 2016 sono stati stanziati 90 milioni, l’anno successivo 38 e nel 2018 ne sono stati concessi 56. L’attuale governo ha confermato l’impegno allargando anche la forbice degli interventi.

Co-housing

In buona sostanza a cosa servono questi soldi?

Servono per creare delle strutture che permettano e favoriscano al massimo l’indipendenza dell’assistito. In buona sostanza, so vuole creare per il disabile quelle condizioni che gli permettano il più possibile di vivere la propria vita indipendentemente dall’assistenzialismo sociale.

Facciamo un esempio pratico:
con il co-housing si sta realizzando un piano residenziale nel quale si riproducano le condizioni abitative della casa originaria.

Non è una novità questo strumento di integrazione perché l’esperienza è già stata testata in altre realtà europee (nasce in Danimarca alla fine degli anni sessanta e poi riprodotta in tutti i Paesi europei come modello abitativo atto a contenere le spese gestionali di una casa. Soprattutto applicato a gruppi di single che andavano a utilizzare oltre che la stessa abitazione anche la medesima vettura.

Insomma, quello che oggi viene comunemente definito car sharing). E’ un progetto fondamentale per chi soffre di minorazioni fisiche in quanto permette loro una vita abitativa in comune con altre persone che vivono le stesse problematiche, riproducendo, di fatto, una famiglia solidale. Lo stato interviene in minima parte con la presenza di un assistente che diventa il punto di riferimento per il gruppo.
Un esempio? A Città di Castello, in Umbria, il progetto Vita Indipendente ha permesso a 6 ragazzi affetti da minorazioni più o meno gravi di vivere assieme in un appartamento del centro storico. L’esperienza è stata determinante per la loro crescita come gruppo famigliare in autonomia rispetto alla società.

Nell’alto Tevere, nel Lazio ed in Toscana si contano oltre 25 progetti di co-housing a testimonianza della loro efficacia e crescita.

 

Il Trust

Trust è un termine inglese e si traduce con “fiducia”. La fiducia è alla base del concetto di trust inteso come fondo patrimoniale a favore di un’altra persona. Perché fiducia? Il trust è una disposizione legale attraverso il quale una persona cede un bene ad un’altra attraverso l’azione gestionale di un terzo elemento.

Il primo, il cedente è quindi il proprietario del bene, il trustee è la persona che ha l’incarico di gestire e amministrare il bene ed il beneficiario è la persona che riceve il bene e i frutti da esso derivati.
Facciamo un esempio pratico. Il genitore di un ragazzo disabile vuole garantire a quest’ultimo una rendita che gli permetta di sostenersi nel tempo.

Crea il fondo e incarica un terso elemento di gestirlo è per suo conto.

Il beneficiario ricaverà i benefit derivati dal fondo e ne resterà proprietario. Il trustee ha l’incarico di gestire il fondo in modo che possa fruttare utili e gestire in nome e per conto del beneficiario questi utili.
Chiaramente lo Stato si è mosso in modo da agevolare l’istituzione dei trust attraverso le leve fiscali. Si tratta di esenzioni sulla successione di bene, detrazioni fiscali anche consistenti.

Il trust però deve rispondere a dei precisi requisiti:

  • un atto pubblico deve costituire il trust
  • l’atto che va a costituire il trust deve riportare in maniera dettagliata i soggetti che sono parte attiva del fondo. Vanno descritte minuziosamente le finalità che si pone il fondo e quali sono le assistenze che devono essere garantite al beneficiario.
  • dovranno essere ben chiari i compiti e le responsabili soprattutto del fiduciario e del gestore del fondo
  • i beneficiari del trust potranno essere solo persone affette da gravi handicap
  • l’atto dovrà chiaramente definire le persone chiamata a controllare la gestione del fondo e deve stabilire la durata del trust
  • infine, il fiduciario può essere un famigliare ma anche una associazione no profit, una onlus, che avrà il compito di gestire il capitale a nome e per conto del beneficiario.

 

Walter Moladori

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