Investimenti

Come funzionano i dividendi?

Dividendi? Ecco quando vengono pagati

Quando si apre un’azienda, una delle prime cose a cui ci si interessa sono i dividendi.

E, in effetti, è giusto che sia così: alla fine dei conti i dividendi rappresentano un traguardo piuttosto importante per tutti gli azionisti. Sono i guadagni, ciò che finalmente si può ottenere dall’attività stessa dopo non poco lavoro.

In Italia i dividendi vengono sempre pagati agli azionisti a partire da inizio aprile per terminare poi a inizio giugno. In altri Paesi il funzionamento è differente. Per esempio, negli USA i dividendi vengono pagati staccando la cedola con una frequenza trimestrale. Nel caso degli Stati Uniti, la strategia, dunque, è di molto differente.

Il dividendo diventa parte di ciò che si può a tutti gli effetti considerare come una vera e propria tattica d’investimento.

Si va sempre oltre il mero valore dei dividendi stessi, cercando di far sì che i soldi ottenuti vengano a loro volta reinvestiti.

In Italia la cosa è diversa: il dividendo viene completamente staccato dalle strategie d’investimento che possono venire applicate e rappresenta così ciò che molti considerando un guadagno fine a sé stesso.

Ma cos’è il dividendo?

Si tratta semplicemente di una remunerazione che spetta a ogni singolo azionista al termine di un periodo chiamato esercizio contabile.

La quota dei dividendi viene determinata dall’assemblea degli azionisti dietro un’opportuna indicazione, quella del consiglio amministrativo della società. Il consiglio determina anche la forma di distribuzione, i modi e anche i tempi.

Pertanto, qualora il consiglio amministrativo di una società lo volesse, potrebbe distribuire le azioni in una maniera particolarmente differente rispetto a quella generalmente applicata in Italia. In alternativa, il consiglio amministrativo può anche decidere di non effettuare la distribuzione dei dividendi.

Questo può accadere qualora l’attività non abbia realizzato alcun utile oppure qualora si volesse destinare i guadagni alla copertura delle perdite derivate dagli esercizi precedenti. Ovviamente, i dividendi possono non essere pagati anche qualora la società avesse dei debiti nei confronti di un istituto di credito, di privati, di enti di finanziamento oppure di altre società.

Infine, l’ultimo caso che prevede la non distribuzione dei dividendi è una strategia applicata dall’azienda stessa volta a far crescere ulteriormente l’attività. L’ammontare dei dividendi viene proposto dal Consiglio d’Amministrazione, ma dev’essere comunque approvato dall’assemblea aziendale. Ovviamente non è mai una cifra casuale. Tutt’altro: sottosta sempre a delle regole contabili.

Tali regole servono per determinare il cosiddetto monte dividendi. Si tratta, quindi, della differenza tra l’utile complessivo generato dall’attività e la somma che è stata destinata alla cosiddetta riserva legale.

L’ammontare degli utili generato viene quindi suddiviso per la quantità di azioni che formano il capitale sociale. Ovviamente, nella stragrande maggioranza dei casi i dividendi vengono pagati in contanti. Ovviamente, però, sono ammesse anche delle altre modalità di pagamento. Per esempio, i dividendi si posso pagare assegnando delle azioni gratuite, in assegni e così via. Una particolare tipologia di pagamento dei dividendi è rappresentata dallo Scrip Dividend, un mix di pagamento in contanti e di azioni gratuite.

A chi spettano i dividendi?

Il diritto a ottenere i dividendi spetta solo e soltanto agli azionisti dell’azienda che permangono tali nel giorno prima al giorno in cui viene staccata la cedola. Nel caso in cui l’azionista vendesse le proprie azioni il giorno prima di staccare la cedola, egli non avrebbe il diritto a ottenere i dividendi. Ovviamente, i dividendi spettano persino a coloro che possiedono una sola azione di una società.

Considerando che le azioni rappresentano un bene ereditario, i dividendi possono spettare anche agli eredi degli azionisti, qualora questi fossero deceduti. I dividendi non spettano a coloro che non possiedono almeno un’azione dell’azienda nel giorno precedente alla data in cui viene staccata la cedola. D’altro canto, coloro che possiedono le azioni di risparmio dell’azienda possono ottenere un dividendo maggiore rispetto a coloro che possiedono delle azioni semplici (chiamate “ordinarie”).

Ovviamente questo è dovuto al fatto che i possessori delle azioni di risparmio compiono moltissime rinunce nel corso dell’anno. A tutto questo si aggiunge il fatto che, per esempio, i possessori delle azioni di risparmio non detengono alcun diritto di voto.

Generalmente l’ammontare dei dividendi ottenuti dai possessori delle azioni di risparmio non è affatto molto più alto rispetto ai detentori delle azioni privilegiate. Per questo generalmente si crede che sia comunque più fruttuoso acquistare delle azioni privilegiate piuttosto che quelle di risparmio.

Ovviamente, nel caso in cui fosse solo una persona oppure un gruppo a detenere la maggior parte delle azioni di un’azienda, la stragrande maggioranza dei dividendi spetterebbe proprio a quella persona o gruppo.

Inoltre, sempre questa persona o gruppo avrebbe sia le azioni privilegiate di quell’azienda che quelle di risparmio.

L’investimento nelle azioni e dividend yield

Comprando delle azioni per investire bisogna calcolare tutto ciò che concerne il rendimento di un singolo dividendo staccato dalla singola quota che a sua volta può far parte del pacchetto azionario che viene detenuto dall’investitore.

Per capirne di più e ottenerci un maggiore guadagno bisogna considerare tutto ciò che riguarda, per esempio, lo dividend yield, ovvero il rapporto tra il più aggiornato (ultimo) prezzo delle azioni e l’ammontare della cedola.

Si tratta di un ottimo parametro di valutazione speciale per tutti coloro che vorrebbero aumentare il capitale posseduto facendo degli investimenti particolarmente precisi e mirati.

Questa strategia i chiama “investimento value” ed è particolarmente utilizzata per tutte quelle aziende che dispongono di un gran ventaglio di titoli ad altissimo rendimento.

Non a caso, si tratta di una strategia d’investimento ampiamente utilizzata soprattutto all’estero (in particolare negli USA).

In Italia è un concetto meno frequente anche per via della mancanza di azioni davvero molto costose.

 

Walter Moladori

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